25 MAGGIO 2024
ore 19.30
Untitled Noise / Jacopo Benassi
Rozzo Interplay
live set performance
la performance è uno dei progetti vincitori del bando incentrato sulla "Voce"
Jacopo Benassi e Untitled Noise (Michele Lombardelli e Luca Scarabelli): artisti e musicisti che, in modi differenti, operano tra il visivo e il sonoro, intesi come espressioni autonome che si sviluppano su livelli paralleli. Nonostante ricerche e poetiche diverse, la loro produzione sonora è accomunata da un deciso sperimentalismo e da una lontana matrice punk-noise, una comune necessità di stare in un territorio liminale e fluido, senza mediazioni, in un dialogo basato sull’improvvisazione.
Rozzo Interplay è un’azione di carattere libero e performativo, dove le diverse arti messe in gioco sono unificate dall’incedere della voce “mediatizzata” di Benassi. Voce, corpo, gesto, movimento, suono sono modellati attraverso l’interazione. La ricerca fotografica di Benassi, attivata durante le performance e stratificata dal suono di Untitled Noise, diventa agente attivo, veicolo di stati d’animo e tensioni.
La performance non è prevista sul palco, ma in dialogo diretto di vicinanza e reciprocità con lo spettatore, che potrà muoversi liberamente, diventando in qualche modo complice della rappresentazione.
La voce di Benassi cerca il suono, entra nel suono. Distrugge il suono e lo incontra per intimità, per immersione ed emozione. Il flusso cacofonico del collage elettroacustico di Untitled Noise dialoga con la voce impura e istintuale di Benassi. Voce, chitarra, synth, droni sonori procedono in alternanza disarmonica: ognuna si afferma autonomamente, come entità a sé stante, pura presenza in un dialogo che è, di fatto, impossibile.
Le sonorità di UN, realizzate anche con strumenti autocostruiti, materiali quotidiani e di riuso, sfidano la voce di Benassi che invade ogni spazio anche attraverso la fotografia, in un rapporto ravvicinato e frontale con il pubblico.
La struttura di UN è improntata all’improvvisazione libera, attorno ad alcune modalità che di volta in volta funzionano come una “bussola”, per riportarci a una narrazione possibile, ma non definita.
Le modalità che vengono individuate diventano momenti di recupero in una “partitura” semidefinita, determinata dall’utilizzo di alcuni suoni ricorrenti, di volta in volta rimodulati in funzione ad un’improvvisazione aperta, lasciando scorrere i “suoni” secondo modalità e sensi legati al momento.
Una performance primitiva, che ripete i refrain in un una delirante affabulazione: le parole quasi intellegibili, le vocalizzazioni, emergono o sono distrutte, rimbalzando quasi fossero reminiscenze che riaffiorano dalla profondità inconscia, in un crescendo che trasforma l’esecuzione in un frammento di teatro beckettiano.
I suoni reiterati non arrivano a ricomporsi, se non a tratti, delineando nel loro ritmo caotico la voce di un’energia disperata e immaginativa, che prorompe, trabocca entropicamente in un’armonia fugace e dissonante, per un esito sempre precario, grezzo nella sua autenticità.